Giovedì 7 Aprile, grata ospite del
centro salesiano di via Marsala in Roma, abbiamo dato
vita a una conferenza informativa sul tema oggetto del prossimo referendum
abrogativo: l’estensione delle concessioni estrattive di idrocarburi nei mari
italiani. Curata l’introduzione giuridica del tema dalla socia Rosy Famà,
studentessa di giurisprudenza presso l’università Luiss di Roma, hanno esposto
le proprie posizioni e contribuito sui rispettivi settori di competenza il
Senatore Nicola Morra, del Movimento cinque stelle, e il geologo prof.
Francesco Latino Chiocci, dell’università di Roma Sapienza.
- IL QUESITO REFERENDARIO
Famà ha esposto il quadro normativo
di riferimento, per l’istituto referendario in generale e per il quesito del 17
Aprile in particolare, le vicende che hanno dato forma definitiva a
quest’ultimo e le disposizioni legislative sulle quali inciderebbe, e in che
modo, la vittoria dei sì. Di massima utilità e importanza sono
le istruzioni pratiche sul voto che possiamo dedurre dalle relazioni degli
intervenuti, informazioni riguardanti tutti noi corpo elettorale e che
consentono un esercizio effettivo del nostro diritto di voto, riassumibili come
segue. Chi vuol abrogare la disposizione legislativa oggetto del quesito
referendario voti sì
alle urne il 17 Aprile, chi invece desidera che tutto resti così come
attualmente è, sul piano legale, ha davanti a sé una scelta di strategia ma
anche di coscienza, che si presenta duplice: non
recarsi alle urne, nella speranza che non venga raggiunta la soglia dei
votanti (quorum di affluenza dato dalla somma di no, sì e schede bianche) del
50% degli aventi diritto, cosa che comporterebbe un automatico rigetto della
proposta referendaria, oppure, sia che ritenga probabile il raggiungimento del
quorum partecipativo sia che ritenga contrario a etica giocare tale carta della
soglia minima di affluenza alle urne, può presentarsi ai seggi e segnare un no sulla propria scheda. In
breve: il paradosso è che bisogna votare “sì” per dire, seguendo lo
slogan, “no alle trivelle”.
Fin qui tutto è relativamente chiaro
e semplice, sarebbe tuttavia lecito veramente riassumere con quest’ultimo
motto, tanto icastico quanto generico, che cosa siamo chiamati a decidere col
nostro voto? In realtà affatto no, come i partecipanti alla conferenza hanno
avuto modo di apprendere dagli interventi dei relatori. Il potere che si
esercita col referendum, nella formula finale approvata da Consulta e
Cassazione, è limitato alla modificazione della legge, operata tramite vera e
propria cancellazione in essa di determinate parole scelte dai promotori, e non
può in alcun modo inserire nuovo testo o creare leggi ex novo,
stante l’inammissibilità di referendum propositivi nel nostro ordinamento costituzionale. Una cancellazione il cui
esito determinerebbe tuttavia sì una
concreta modificazione del dettato legislativo in questione e del suo
significato dispositivo ma non il bando completo e immediato delle estrazioni
petrolifere dai nostri mari, come erroneamente si potrebbe desumere da una
informazione superficiale e semplicistica al riguardo. Se vinceranno i sì, le concessioni attualmente in vigore
cesseranno allo scadere del termine a ciascuna assegnata prima dell’ultima
riforma normativa, indipendentemente dalla presenza o meno di ulteriori
idrocarburi estraibili, residui a quella data nel giacimento. Se invece
vinceranno i no, la
concessione rimarrà protratta, come oggi la legge prevede, fino ad esaurimento
di ciascun pozzo sottomarino. Tutto qui, niente di più, niente di meno; non
smetteremo dunque di fare il pieno di benzina nelle nostre auto né sarà vietato
in futuro trivellare il fondo del Mediterraneo in cerca di idrocarburi, si
tratta solo di abbreviare la concessione in vigore per 21 delle 66 (tra
marittime e terrestri) stazioni estrattive presenti in territorio nostrano.
- IL SENATORE MORRA
Non è poca cosa secondo il senatore
Morra, già capogruppo dei Cinque stelle al Senato e attuale vicepresidente
della Commissione affari costituzionali. Il parlamentare affossa il piatto
della bilancia schiaffandovi sopra, novello Brenno, la spada della questione di
principio e del gesto politico popolare. Invita noi tutti a votare sì per
ragioni che allargano energicamente le maglie letterali del quesito
referendario e del portato effettivo della sua efficacia legale, permeandolo
così di significati ecologistici, di rivalsa popolare verso le contromisure, a
suo dire del tutto sproporzionate, adottate dal Governo contro l’indizione del
referendum e di viva protesta collettiva nazionale riguardo la politica
energetica del Presidente del Consiglio. Non dimentica di citare il recente
scandalo politico e giudiziale
concernente lo stabilimento lucano di Tempa rossa, a sostegno della
propria linea dura contro le lobby petrolifere che, dichiara, condizionano
egoisticamente la politica nazionale, a discapito dei cittadini, nel settore
dell’energia. Segnaliamo che effettivamente il Governo ha reagito duramente al
referendum, rendendo inammissibili tutti gli altri quesiti originariamente
proposti dalle Regioni promotrici (Abruzzo, poi ritiratosi, Basilicata, Campania, Calabria, Liguria ,
Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto) semplicemente modificando il testo
delle disposizioni legislative interessate dai quesiti, e separando la data
della consultazione popolare da quella delle prossime elezioni amministrative,
anch’esse fissate per questa primavera, causando un non indifferente aggravio
di spesa per le casse pubbliche (circa 300 milioni di euro, stando
all’asserzione di Morra).
- IL PROFESSOR CHIOCCI
Il professore di geologia Chiocci
tiene preliminarmente a precisare di non
essere specializzato in impatto ambientale bensì in geologia del sottosuolo
marino; ciò premesso, il suo intervento ci offre l’irrinunciabile punto di
vista di una mente scientifica e ben informata sull’oggetto del contendere, in
particolare circa l’estrazione di idrocarburi dal sottosuolo, oltre a
considerazioni e raccomandazioni personali su come sarebbe stato più opportuno
porre la questione ecologico-energetica all’attenzione dei cittadini oppure
migliorarla con interventi normativi e amministrativi, senza tener conto dei
significati che l’iniziativa ha assunto al di là della propria efficacia
legislativa letterale.
- L'IMPATTO AMBIENTALE
Quanto all’impatto ambientale, ci
rammenta che esso sussiste non solo per gli impianti di estrazione petrolifera,
bensì per qualsiasi struttura industriale di terra o di mare, che quel che
aumenta i rischi sensibilmente è da un lato l’utilizzo di tecniche nuove o
financo sperimentali, come accadde nel caso del recente incidente della British
Petroleum nel Golfo del Messico, in luogo di metodi più collaudati, e il
compiere negligentemente le attività produttive non a regola d’arte. Nel caso
oggetto del referendum non corriamo il primo pericolo, mentre il sistema di
controllo e vigilanza delle attività rischiose per l’ambiente in Italia è,
secondo il professore, trascurato e carente, necessitante di molta più
attenzione politica, in proporzione, rispetto all’oggetto del referendum.
L’argomento delle trivellazioni è una materia di grande complessità, dichiara,
ma trattato in modo assolutamente semplicistico.
- CONTRO LE RAGIONI DEL SENATORE
Al contraddittorio con il senatore ha
provveduto validamente lo studente universitario di filosofia e socio Simone
Tropea, già allievo del corso di storia e filosofia tenuto da Morra nel suo
liceo classico in Calabria. Umoristicamente premesso di dover freudianamente
“uccidere il padre” suo malgrado, avendo
il compito di esporre le ragioni contrarie agli argomenti del suo stimato
insegnante, ha saputo chiaramente evidenziare prospettive assiologiche, di
opportunità politica e di incoerenza
sostanziali in contrasto con quanto prospettato dai promotori della
consultazione popolare.
Rimettendo alla concezione etico-politica
di ciascun oppositore del referendum la decisione di aderire o meno alla
strategia astensionistica, Tropea segnala diversi motivi di dissuasione dalle
ragioni del sì.
Anzitutto difetta un contesto di
transizione da una politica energetica fondata sull’impiego di combustibili
fossili verso un utilizzo maggiore delle fonti rinnovabili, sicché, qualora il
referendum passasse, la diminuzione conseguente nella produzione petrolifera
patria verrebbe compensata con un semplice aumento dell’importazione delle
stesse risorse dall’estero (dove è tutt’altro che scontato un maggior rispetto
dell’ambiente in campo estrattivo).
- L'IMPATTO OCCUPAZIONALE
In secondo luogo, trascurare
l’impatto occupazionale, che deriverebbe dall’invocata chiusura degli
stabilimenti interessati, evoca un sistema di pensiero ecologistico nel senso
deteriore del termine, ossia una assolutizzazione dell’ecologia fine a se
stessa, che non viene bilanciata da altri bisogni umani, come invece un punto
di vista antropocentico propugnerebbe, talché non sarebbe ammissibile
bilanciamento alcuno tra tutela dell’ambiente e altri valori sociali.
Contentarsi di strumenti politici
dall’ambizione così circoscritta e inefficace, afferma, risulta un mediocre abbaglio
a danno dei cittadini chiamati a votare, un frustrato tentativo di far ecologia
con le intenzioni pur non avendo le forze di portare a compimento un quadro
globale, coerente ed efficace di azione, provocando frattanto più svantaggi che
vantaggi in ogni senso.
Seguite domande agli ospiti da parte
dei molti giovani, e non solo, presentatisi alla conferenza, un riconoscente applauso
ha salutato i relatori, incoraggiando noi di Liberi e forti a continuare nella nostra campagna di coinvolgimento
dei giovani nella consapevolezza e partecipazione attiva alla vita democratica
del nostro Paese.
Marcello Iovane
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